Il viaggiatore parte per tornare: e non torna indenne; se la meta di ogni viaggio è necessariamente casa propria, il suo scopo è la complessificazione della propria semiosfera da applicare alla vita nel qui. Chi ha viaggiato con abbastanza tempo e disponibilità conosce la magia dei brevi istanti di spaesamento che succedono immediatammente al ritorno: nei quali i nostri luoghi consueti, le nostre cose ci appaiono nuovi e un po' estarnei, rivisti,ritrovati. L'immagine stessa di noi, perno di quel luogo consueto, ci è un po' estarnea: pretende un esame, una riconsiderazione, una definizione.
Lo scopo di ogni viaggio è la propria autodefinizione. Il ritorno ci consente, con la doppia immagine del sè, di liberarci di un modo di essere insuperabile restando a casa, ci convince- con violenza, a volte - che le forme del qui non sono le uniche possibili, non sono ineluttabili e inviolabili.
Il sedentario, al contrario, tende a naturalizzare la propria condizione, a considerarla buona, razionale, universale, a giudicarla unica, indispensabile, centrale. Il viaggiatore conosce la sua condizione locale come una delle possibili, frutto di un'eredità,di una costruzione, di una serie di scelte. Il sedentario crede di dover essere così, il viaggiatore sa di poter essere così com'è: è un potenziale innovatore, un sapiente, un padrone di sè istruito dall'altrove.
Egli accetta la pluralità dell'esperienza umana e si capisce come un suo esito accanto, non sopra gli altri.
Lo scopo di ogni viaggio è la propria autodefinizione. Il ritorno ci consente, con la doppia immagine del sè, di liberarci di un modo di essere insuperabile restando a casa, ci convince- con violenza, a volte - che le forme del qui non sono le uniche possibili, non sono ineluttabili e inviolabili.
Il sedentario, al contrario, tende a naturalizzare la propria condizione, a considerarla buona, razionale, universale, a giudicarla unica, indispensabile, centrale. Il viaggiatore conosce la sua condizione locale come una delle possibili, frutto di un'eredità,di una costruzione, di una serie di scelte. Il sedentario crede di dover essere così, il viaggiatore sa di poter essere così com'è: è un potenziale innovatore, un sapiente, un padrone di sè istruito dall'altrove.
Egli accetta la pluralità dell'esperienza umana e si capisce come un suo esito accanto, non sopra gli altri.
G.Z.
Nessun commento:
Posta un commento